UTILIZZIAMO LA “RETE” PER SMASCHERARE I TRUFFATORI!

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Pagare il vino

L’iniziativa del titolare di una cantina pugliese: condividere informazioni tra produttori per tutelarsi a vicenda.

Vinoway si fa portavoce della suggestiva e provocatoria iniziativa di un Produttore di vino, il quale lancia un forte grido d’allarme nei confronti delle disavventure commerciali vissute per colpa di squallidi truffatori, che purtroppo si accaniscono senza scrupoli contro onesti e laboriosi vignaioli.

Il Produttore in questione è Gianvito Rizzo, della cantina Feudi di Guagnanosituata in provincia di Lecce, Puglia, la sua proposta è provocatoria ma allo stesso tempo ricca di concreta determinazione e offre uno spunto di riflessione molto significativo per tutti noi che amiamo l’enoico mondo.

Purtroppo in Italia i tempi della giustizia civile sono molto lunghi e i pachidermici periodi di attesa sono spesso un involontario favore fatto ai disonesti truffatori, per cui le azioni di recupero crediti intraprese nei confronti di clienti “non paganti” possono chiudersi con il mancato incasso, a cui si sommano tutte le spese legali necessarie per la pratica.

Ormai la diffidenza è molta quando arriva un ordine da parte di un agente o di un nuovo potenziale cliente, vengono già ora investite preziose energie per indagare e valutare la solvibilità dell’acquirente, ma spesso si brancola nel buio a causa d’informazioni bancarie insufficienti o criptate: un Produttore deve concentrarsi sul vino e non può perdere tempo per improvvisarsi “detective privato”.

Per questo motivo, nonostante l’attenzione sia molta nella selezione del cliente, la truffa è dietro l’angolo e i delinquenti utilizzano metodologie sempre più infami e diabolicamente studiate.

Gianvito Rizzo propone a tutti i Produttori la sua idea, che lui stesso definisce “politically incorrect”, ma potrebbe essere lo spunto necessario a qualche preziosa iniziativa: in pratica occorre “far girare” le informazioni relative a tutti quei clienti che hanno danneggiato una cantina non pagando le forniture.

Ovviamente non si fa riferimento a quei compratori che a causa della crisi economica ritardano i pagamenti, che alla fine però onorano (anche se qualcuno fa un po’ il furbetto), ma si pensa a quella “cricca” di balordi personaggi che a turno truffano diverse cantine utilizzando la stessa metodologia.

La proposta è di creare un regime di “autodifesa”, da studiare in maniera opportuna per non cadere nella lesione della privacy (anche se non meriterebbero tale attenzione), quindi Rizzo propone per esempio di scrivere delle liste dove il nome del ristorante / enoteca / distributore / agente compare con le iniziali accanto alla città presso cui opera l’attività, seguita dal riferimento della cantina truffata la quale potrà essere contattata privatamente da chi vuole ulteriori chiarimenti.

Lo scopo è quello di costruire una vera e propria “banca dati” di truffatori da utilizzare come filtro di autodifesa, non sarà la panacea di tutti i mali, ma di sicuro può essere un ottimo sbarramento che in molti casi consente la salvaguardia dell’onesto Produttore.

Questa di Gianvito Rizzo è la proposta di massima, ovviamente occorre studiarne i dettagli, le modalità, capire chi deve occuparsi della redazione delle liste e come metterle a disposizione: in prima battuta un abbondante passa parola a suon di mail e fax verso gli amici Produttori può essere un metodo per innescare l’allarme e alzare il livello di attenzione.

Non sarà semplice istituire una “lista nera” a livello nazionale, ma da qualche parte bisogna pure iniziare, ad esempio i Consorzi se sono veramente di tutela potrebbero farsi carico e appoggiare tale progetto, sarebbe una grossa assunzione di responsabilità nei confronti dei propri associati, inoltre lavorare ognuno partendo dal proprio territorio renderebbe più agevole l’organizzazione e la gestione iniziale.

Tutti i Produttori truffati, che non sono pochi, assieme a quelli che per ora non hanno avuto tali disavventure devono unire le proprie forze, anche se c’è sconforto nei confronti delle istituzioni non bisogna lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione, perché proprio su quest’aspetto fanno leva i truffatori: colpire i singoli è più semplice se non si alza una rete di autodifesa collettiva.

Nell’attesa di questa collaborazione allargata, si può pensare di usufruire delle potenzialità offerte dai social network, così se una cantina dovesse essere truffata potrebbe pubblicare sulla propria pagina un messaggio di allerta, nel quale si evidenzia che l’azienda con le iniziali X e Y, con sede nel comune da indicare per esteso, si è dimostrata balorda e truffatrice.

In questo modo se un’altra cantina dovesse risultare in affari con tali loschi personaggi può privatamente rivolgersi al truffato per avere tutti i dettagli, capendo se anch’essa ha a che fare con la medesima cricca, le cui iniziali assieme alla sede coincidono con quella segnalata.

Ovviamente chi pubblica tali denunce è responsabile in prima persona delle accuse e dovrà presentare le opportune prove nel caso ce ne fosse il bisogno.

Questo appello rivolto a tutte le cantine deve essere seriamente preso in considerazione, Vinoway come sempre è a completa disposizione di chiunque voglia presentare proposte volte alla tutela dell’onesto lavoro delle aziende vitivinicole.

L’unione fa la forza e difendersi collaborando è molto più semplice che farlo singolarmente.

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